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Jean Todt

Nato a Pierrefort il 25 febbraio 1946, figlio di un medico, ha la passione per le auto nel sangue al punto che già da ragazzo con un gruppo di amici si diverte ad aggiustare macchine. I suoi idoli? Jim Clark e Dan Gurney. Dal 1966 al 1981 è protagonista dei rally come copilota, sino a sfiorare il Mondiale con Guy Frequelin proprio nel 1981 a bordo di una Talbot Sunbeam Lotus. Toltosi la tuta, diventa il regista della creazione di Peugeot Talbot Sport. A capo del progetto della 205 Turbo 16, della 405 Turbo 16 e della 905, vince due mondiali rally, quindi 4 edizioni della Parigi-Dakar (è passata alla storia dell’automobilismo la decisione di affidarsi al lancio di una monetina su chi avrebbe dovuto vincere tra Jacky Ickx e Ari Vatanen l’edizione del 1989 per la cronaca andata al finlandese) e due edizioni della 24 Ore di Le Mans. Scelto da Montezemolo per ristrutturare il reparto corse della Ferrari, debutta al muretto il 1 luglio 1993 al GP di Francia. Sarà insieme al presidente il regista dell’operazione che porterà in Emilia Michael Schumacher, Ross Brown e Rory Byrne: tre uomini chiave per il ciclo d’oro di Schumi (11 mondiali tra piloti e costruttori). Todt resta a Maranello sino 2009 prima come responsabile delle corse e poi come a.d. Dal 23 ottobre 2009 è presidente della Fia, ruolo nel quale è stato rieletto all’unanimità nel 2013.


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