Danilo Petrucci il suo moto perpetuo, nel segno dell’allegria
Versatile e poliedrico. Danilo Petrucci, oggi pilota Rokit BMW Motorrad WorldSBK Team non ha mai posto limiti alla sua professione, non ha mai perso l’occasione di trasformare in opportunità ogni scelta, ogni bivio incontrato. Dalla MotoGP al Campionato Superbike fino alla sabbia, al rally raid, la mitica Dakar. In moto perpetuo, dunque come il titolo del talk che lo ha visto protagonista della serata presso la sala della Filarmonica sul palco del Festival dello Sport di Trento, in dialogo con il giornalista Mario Salvini e un pubblico entusiasta, divertito e partecipe.
2 ottobre 2026
Accolto con un’esultanza del pubblico. E da una foto proiettata sul maxischermo alle spalle. “Iniziamo – lo accoglie Salvini - da qui. Da un’esultanza” sul podio del Mugello “talmente imbambolato che a un certo punto mi han detto, scendi che abbiam finito! E non capivo nulla ma sapevo che sarebbe stata dura salirci di nuovo.” Ha iniziato così Petrucci. “Per giorni come questo ce ne sono migliaia di quelli in cui rimpiangi di esser nato. Sono molte di più le giornate no, gli sbagli. Anche se sono poi quelli che ti fanno crescere. E io ho sbagliato talmente tanto che ho imparato a vincere.” Risata e applauso. Perché sul palco c’è persona e non il personaggio.
“La tua storia – ancora Salvini - non è quella del predestinato.” No “i miei genitori – prosegue Petrux - han fatto veramente tanti sacrifici. Ho iniziato a correre con il trial e poi sono passato al cross. Fino alla velocità, per volere e pazzia di mio padre che mi faceva provare di tutto. Cose che posso raccontare ora perché sono reati ormai prescritti.” Predestinato no, ma ironico sì. E tanto. “Sono arrivato al Motomondiale in un momento di altissimo livello. E ci dovevo credere tanto anche se spesso ho pensato di mollare. Poi, però, giorno per giorno ho lavorato e costruito.”
Nel 2011 - ha raccontato - i test con Ducati, il debutto con una moto scorbutica e la fatica di arrivare alla bandiera a scacchi. “Ma allora non ci pensavo. Non come ora che mi sento un po’ un nonno quando dopo la partenza e i primi giri in gruppo li vedo andare via. Ma dove vanno così di fretta?” Ancora risate in sala. E altra foto, il podio di Silvestone, nel 2015. Rossi primo, Petrucci secondo e Dovizioso terzo “partivo dalla casella numero 18. Un’impresa. Ma ci sono ancora persone convinte che io abbia agevolato la vittoria di Valentino. Che mi chiedono perché non l’abbia passato. Come fosse una cosa da nulla.” Un podio da sogno “eppure rimpiango di non aver goduto di più. Pensavo sempre al prossimo obiettivo, perdendo momenti che non sarebbero tornati.”
Come non ci ha pensato quella volta che Marquez e Dovizioso in un colpo solo, uno a destra e l’altro a sinistra, lo avevano sorpassato al Mugello. “Quella gara me la ricordo tutta. Soprattutto l’ultimo giro, quello del doppio sorpasso. E pochi metri dopo, l’errore di entrambi in curva, lasciandomi la porta aperta. Non ci credevo ma poi ho cominciato a vedere il traguardo. E da lì non mi ricordo più nulla. Troppa emozione. Anche perché erano anni, quelli in Ducati, in cui si vinceva un paio di gare l’anno.” La tempesta prima della quiete. Perché dopo l’avventura in Ducati ufficiale si è aperta una parentesi della carriera non proprio felice. Con un licenziamento dalla KTM arrivato in diretta televisiva e “da pilota ufficiale mi sono trovato cliente. Ma se vuoi, dissero, ti proponiamo la Dakar.”
Una offerta talmente folle che l’accetterà. “Mai guidato sulla sabbia – ha confessato Danilo Petrucci – ma sarà il male minore. Quella che ho vissuto, già nei giorni precedenti quando ho contratto pure il covid, è stata una tragicommedia.” Dalle caviglie rotte un mese prima al portafoglio perso insieme al telefono e al passaporto e una giornata di penalità “da terzo a sessantesimo in attimo. Mi son sentito perso anch’io ma ancora non ho mollato. Risalendo la china e la classifica, fino a vincere una tappa.” Applauso. Tra i tanti di una serata allegra, tra racconti di vita conditi dall’allegria che è il marchio di fabbrica di Petrux, pilota versatile e poliedrico. E molto simpatico. Una serata che ha avuto un finale a sorpresa “dopo l’avventura da redattore per la Gazzetta ho continuato a scrivere e tenere un diario.” E un progetto nero su bianco già in griglia di partenza? Il futuro è quanto mai incerto. “Ma farò – ha concluso Danilo Petrucci – qualcosa che mi dà gusto. Voglio fare cose che mi piacciono.”

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